Un modello di successo viene scelto da un’organizzazione criminale capeggiata da alcuni boss della moda mondiale per assassinare, durante la sua visita a New York, il neo-eletto primo ministro della Malesia, che si è duramente espresso contro lo sfruttamento minorile.
Scritto, diretto, prodotto e interpretato da Ben Stiller, che non ha bisogno di presentazioni. Una delle vette più alte del cinema demenziale americano (non come qualità, proprio come idiozia; non è detto che sia un difetto); il fine della decerebrazione è perseguito con ammirevole puntiglio nei dialoghi, nelle scenografie, nei costumi, nel montaggio e nelle musiche, la cui unione porta a sporadiche chicche come la scena della “sfilata a due” (con cammeo di David Bowie) e illuminate citazioni da parte di gente che bada agli incassi ma sa anche cos’è il cinema, e lo rispetta. Certo, è soprattutto una poderosa minchiata, quindi piano con gli allori; ma anche i più prevenuti faticheranno a non piegare mai all’insù gli angoli della bocca. Ci sono anche, con grande autoironia, Jon Voight e Milla Jovovich. Uno dei primi film del cosiddetto “Frat Pack”, il gruppo formato da Ben Stiller, Owen Wilson, Will Ferrell, Luke Wilson, Jack Black, Steve Carell, Vince Vaughn e altri ancora (che si rifà con una punta d’immodestia al più noto e più glorioso “Rat Pack” di Frank Sinatra, Sammy Davis jr., Dean Martin…).

Voto: 6+

Trivia
(Film messo al bando in Malesia e Singapore per i riferimenti all’assassinio del primo ministro malese)
(Nel ruolo di Maury Ballstein c’è Jerry Stiller, padre di Ben; Christine Taylor (Matilda) è invece la moglie di Stiller)