Un bambino di dieci anni scopre per caso che in un fosso non lontano da casa sua qualcuno sta tenendo prigioniero e in catene un suo coetaneo.
Dall’omonimo best-seller di Niccolò Ammaniti. Dodici anni dopo “Mediterraneo”, il suo più grande successo “dedicato a tutti quelli che stanno scappando”, Salvatores torna a battere le vie di fuga per dirigere un film eccitato e col fiatone, tutto di corsa, alla maniera dei bambini. “Io non ho paura” ha tante magie in sé, in particolare quella di ricostruire alla perfezione quel castello di ricordi, sensazioni, rumori e perfino profumi che appartiene a tutte le nostre infanzie (con un particolare occhio di riguardo per chi è stato bambino da Roma in giù). Le felicissime scelte di casting (brilla l’esordiente Giuseppe Cristiano, bravissimo) e l’umiltà di attori navigati che si abbassano (anche fisicamente) a far da comprimari ai piccoli sono i contorni di un pranzo saporitissimo, imbandito da un Salvatores mai così a suo agio, che immerge i personaggi e lo spettatore in un’esperienza totalizzante in cui ognuno dei cinque sensi ha modo di entrare in funzione (valga per tutte il frammento, memorabile, dell’acquazzone estivo che sorprende e infradicia i bambini e il dettaglio dei suoi primi, enormi goccioloni che bagnano la strada: chiunque ci sia passato a dieci anni condividerà il brivido). Merita di entrare a far parte della galleria dei grandi film “adulti” per bambini, capeggiata dall’eccelso “La morte corre sul fiume” di Laughton a cui questo film in parte si rifà, per l’abbietta descrizione del mondo dei “vecchi” (ignavi, bugiardi, violenti, malvagi: non si salva nessuno) e qualche ispiratissimo spunto naturalistico (gli animali notturni, l’apparizione delle mietitrebbie). Per come cavalca il suo spirito d’avventura picaresco e pre-adolescenziale, ci sono anche echi di “Stand by me”. Stupenda fotografia di Italo Petriccione, ottimi archi di Ezio Bosso.

Voto: 7,5 

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