Un marito geloso e un suo amico compositore cercano di approfittare dell’arrivo in città di un noto cantante melodico per convincerlo a comprare i diritti di una delle loro canzoni; per farlo, però, il primo deve “sacrificare” sua moglie.
L’ennesima grande commedia di un Billy Wilder apparentemente “minore” e ripetitivo in alcuni temi e situazioni (la prostituta cuor d’oro, i tourbillon sentimentali, le autocitazioni da “Irma la dolce” e “L’appartamento”), ma invariabilmente brillante nel proporre una farsa degli equivoci a tratti scatenata e comunque sempre allegramente audace, che inscena senza battere ciglio sarabande di scambi di coppia e porta mogliettine virtuose alle soglie della prostituzione con un garbo e un portamento tale che nessuno ha mai potuto avere qualcosa da ridire (a parte i bacchettoni della National Legion of Decency, che imposero di girare una scena alternativa in cui Zelda non si concede al cantante). Dean Martin si prende in giro cialtroneggiando a tutto spiano senza paura di gettare ragionevolmente fango sull’intera categoria degli attori, ma lascia la scena al magnifico caratterista Ray Walston e all’incantevole cinismo della sceneggiatura scritta insieme a I.A.L. Diamond. Tratto dalla commedia “L’ora della fantasia” dell’italiana Anna Bonacci.

Voto: 7,5

Trivia
(Il ruolo di Orville era stato originariamente assegnato a Peter Sellers, ma un attacco di cuore che lo colpì costrinse Wilder a dirottare su Ray Walston.

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