Condannato a due ergastoli per due omicidi (moglie e di lei amante) che non ha commesso, il mite bancario Andy Dufresne impara presto a conoscere l’ambiente del penitenziario di Shawshank, New England.
Dal semi-omonimo racconto di Stephen King “Rita Hayworth and the Shawshank Redemption” (titolo che il film ha opportunamente conservato solo a metà); esordio da regista dello sceneggiatore Frank Darabont. Film amatissimo in America (provare per credere: su Imdb.com è stabilmente al secondo posto della mega-classifica generale degli utenti) e non solo, ben oltre i propri effettivi meriti: la prima parte è frequentemente retorica e didascalica nel non lasciarsi sfuggire alcun luogo comune sulla vita carceraria (compresi i famigerati Detenuti Sodomiti, più truci del solito, che una sceneggiatura clintonianamente politically correct evita di bollare come “omosessuali”), la regia è illustrativa, la moraletta è in fondo scontata. Tantissime qualità, comunque: una strepitosa gestione del colpo di scena, due grandi attori protagonisti (Robbins è degna spalla del sommo Freeman), un Bob Gunton villain più che incisivo, una lezione furbamente larger than lifesulla speranza a tutti i costi e sulla voglia di vivere comunque vada; un classico spettacolo americano in cui si lavora tutti insieme per far godere di soddisfazione anche lo spettatore più cuordipietra. Nonostante sia giunto quasi a metà degli anni ‘90, possiede quella fanciullesca capacità di commuovere tipica dei film di Capra e contemporaneamente avvince come un consumato feuilleton d’avventura; non siamo così cinici da non ammettere che questi siano senza dubbio pregi; e belli grossi, anche.
Voto: 7+

Trivia
(Il lombrico che Brooks fa mangiare al suo corvo è in realtà un lombrico morto, a causa delle proteste di un’associazione americana in difesa degli animali che non voleva che fosse impiegato un lombrico vivo)
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Per prendere ispirazione nell’uso della voce fuori campo e dello scorrere del tempo, durante il periodo di lavorazione del film Frank Darabont aveva l’abitudine di guardare ogni domenica “Quei bravi ragazzi”)
(La città di Zihuatanejo esiste davvero)