Quattro amici che non si vedono da dieci anni si rimettono insieme per partire alla volta di Marrakech, convinti dalla fidanzata di un loro quinto amico che è finito in carcere per possesso di hashish.
Primo grande successo del milanese Gabriele Salvatores e del gruppo di attori che si ritroveranno in seguito a lavorare con lui (Abatantuono in primis, eternamente grato al regista che per primo ne valorizzò la vena “malincomica”): sviluppa il classico tema dell’amicizia virile con sincero affetto e ritmo brioso da commedia americana intelligente, anche grazie alla sceneggiatura (che ricevette il premio Solinas) cui collaborarono i due futuri registi Enzo Monteleone e Carlo Mazzacurati. Indiscutibilmente furbo nell’agghindare i momenti-clou con musiche e simboli “generazionali” (De Gregori, Lucio Dalla, la discussione sulla tv in bianco e nero), meritò sostanzialmente il successo che ottenne, anche per la buona dose di coraggio e anticonformismo nella sua natura di road-movie e nel rappresentare per qualche tempo l’unica via comica alternativa al porcilume vanziniano già imperante a fine decennio. Per una certa gioventù a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90 fu fertile fucina di citazioni e modi di dire, tra cui il proverbiale accrocchio; influenzò tra i tanti anche l’esordio cinematografico di Aldo, Giovanni e Giacomo, che in “Tre uomini e una gamba” omaggiarono questo film di un piccolo remake nella partita di pallone sulla sabbia contro i marocchini.
Voto: 6,5