Un solitario matematico crede di aver scoperto la chiave del mondo e della natura in un numero di 216 cifre che può persino farlo arrivare a comunicare con Dio.
Già profondamente irritati – avendo dovuto spulciare l’elenco dei simboli di Word allo scopo di trovarvi quello del pi greco –, ci apprestiamo a questa recensione con un avvertimento: Aronofsky ci fa schifo e non facciamo nulla per nasconderlo, come conferma il trattamento riservato e la valutazione appioppata a “Requiem for a dream” (voto 3, il più basso di tutto il blog) (tra l’altro, la suddetta recensione è anche quella che ad oggi ha ricevuto più commenti su queste pagine: interessante prova a supporto della tesi che vuole gli italiani affascinati dalla violenza verbale). Comunque, questo è il suo esordio cinematografico premiato al Sundance con il premio alla miglior regia per film drammatici. In un certo senso, non si può negare che “
π” sia drammatico, nel suo ciclico avvitarsi intorno a quattro scene quattro (presunta nuova scoperta, colloquio col vecchio prof, colloquio col giovane ebreo, comparsa dei vicini molesti e dei cattivoni di Wall Street: anche questo film è regolato da uno schema facente capo a un numero di 216 cifre?) e nel suo traboccare di esecrabili puttanate collocate spazio-temporalmente in una Manhattan di cui nulla c’importa. Particolarmente maldestra la sceneggiatura: presentandoci Max Cohen già dall’inizio come un genio pazzoide, non lo fa progredire, non lo fa crescere, non lo fa approdare a nessuna conclusione che non sia un parto della sua mente; illustra ineffabile il peggioramento del suo quadro psichico agendo qua e là con raffinati colpi di martello pneumatico tra urlacci, minacce di morte, isterie varie e – dulcis in fundo – un bel trapanamento. Procedendo a ritroso lungo la sua filmografia, cresce l’impressione che Aronofsky sia sostanzialmente un nerd recentemente arricchitosi dopo avere a lungo mal vissuto, i cui film sono essenzialmente fondati su un unico, rispettabilissimo tema (le malattie, psicosomatiche e non, che sfociano in follia) trattato con la delicatezza di un Enzo Salvi nella Biblioteca Alessandrina. Qualcuno potrà anche trovarlo abile con la cinepresa in mano, ma tra il braccio e la mente corre un Oceano Atlantico.

Voto: 4-

Trivia
(Si sprecano le interpretazioni del numero di 216 cifre che secondo il film sarebbe alla base di ogni evento, trascendente e non, della storia del mondo. Qualcuno ha osservato che 216 è 6 al cubo, ovvero 666…)
(Non fu chiesto nessun permesso per girare nei luoghi in cui si svolsero le riprese: la troupe dovette sempre mettere un uomo a fare da “palo” in caso di arrivo della polizia)

 

 

 

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