Per un guasto alla sua Ford Mustang, un tizio con i creditori alle calcagna finisce in uno sperduto paese nel deserto dell’Arizona. Inizia un lungo incubo.
U Turn, ovvero: Oliver Stone quando viene lasciato libero, da vincoli bio-storiografici (i capolavori su JFK e Nixon) o da sceneggiatori inesperti (particolarmente esecrabile il primo copione cinematografico dello scrittore 32enne John Ridley) che gli mettono tra le mani tutto l’eccesso di cui lui va ghiotto. “U Turn” vorrebbe essere un ricalco dei noir anni ’40 (l’incidente fortuito, il “villaggio dei dannati”, la femme fatale e l’intrigo sempre più soffocante di soldi, sesso e morte) immerso nel grottesco a tutto gas verso il caricaturale, e poi strizzato del delirio ipercinetico del regista; ma è soltanto un mezzo pastrocchio in bilico tra il virtuosistico e il biecamente manieristico, con solo pochi personaggi in grado di farsi ricordare (il balordo meccanico di Billy Bob Thornton) nel bailamme audio-visivo che sovrappone l’estemporanea colonna sonora del forestiero Morricone a pezzi folk-country da Johnny Cash a Patsy Cline. Non è schizzato come “Natural Born Killers”, ma l’affastellarsi di turpitudini col preciso scopo di mostrare nei dettagli l’intera discesa tra i vari gironi infernali dopo un po’ dà la nausea, o semplicemente viene a noia. Comunque, Sean Penn è una garanzia.

Voto: 6=

Trivia
(Sean Penn aveva dovuto originariamente rifiutare la parte per mancanza di tempo, ed era stato sostituito da Bill Paxton, che però si tirò indietro appena una settimana prima dell’inizio delle riprese; fu richiamato Penn, che fortunatamente era tornato disponibile)
(Il ruolo di Grace era stato originariamente scritto per Sharon Stone, con la quale non si trovò tuttavia un accordo sul compenso)

Annunci