Un vecchio avvocato con problemi di salute accetta di tornare al lavoro per difendere un uomo accusato dell’omicidio di una ricca zitella, credendolo innocente contro ogni evidenza.
Dal racconto omonimo (e poi pièce teatrale di successo) di Agatha Christie, uno dei grandi classici del cinema americano tribunalizio. Come non di rado avviene in un film di Billy Wilder, c’è tutto e tutto è al posto giusto: ritmo serrato, colpi di scena, questione morale, sense of humour, l’innata dote di esaltare la drammaticità della storia e dei personaggi comprimendola in pochi spazi angusti (flashback a parte, tutto si svolge in due luoghi: casa di Robarts e tribunale) ed en passant grandi interpretazioni (sontuosi Laughton e Marlene Dietrich). Diventa inutile e noioso solamente recensire film come questo, perché proprio non c’è niente che non vada. Ultimo film di Tyrone Power, due anni prima di morire d’infarto sul set di “Salomone e la regina di Saba”.

Voto: 7,5 

Trivia
(Nella realtà Charles Laughton e l’infermiera Elsa Lanchester erano marito e moglie)
(Nel trailer di 4 minuti che precedette il film, Charles Laughton appare nel ruolo di sé stesso e si rivolge direttamente al pubblico)
(Charles Laughton aggiunse al suo personaggio la caratteristica del monocolo per scrutare e intimidire i suoi clienti)