Un dongiovanni in disarmo riceve da un’anonima vecchia fiamma una lettera che gli annuncia di avere un figlio di 20 anni. Un suo amico con manie da detective lo convince a mettersi in viaggio in cerca della madre.
Jim Jarmusch scopre il declino e la vecchiaia e vi modella attorno questa specie di strambo road movie in cui niente si crea e tutto si distrugge: l’autostima di un anziano ganimede, i bei ricordi del passato, l’attesa e le speranze della paternità, il concetto stesso di commedia americana che viene svuotata di qualsiasi convenzione e qualsiasi retorica per mostrarsi nuda e ischeletrita. Jarmusch si diverte come al solito a giocare con il proprio linguaggio tra giochi di parole, consuete deviazioni nel surreale (il dialogo al telefono tra Don e Winston) e significative dissonanze tra parole e fatti (Don viene descritto da tutti come un brillante e loquace seduttore, ma per tutto il tempo agisce in tuta al limite della catatonia; a proposito, Bill Murray è impagabile ma ogni tanto cambi ruolo). Gran Premio della Giuria a Cannes, la classica platea da mandare in sollucchero con film come questo. Da antologia la scena in cui Don ascolta musica cosiddetta “da viaggio” seduto immobile nel proprio salotto.

Voto: 6,5

Trivia
(Jim Jarmusch ha scritto la sceneggiatura in appena due settimane e mezzo e ha affermato che Bill Murray era la sua unica scelta per il ruolo del protagonista)

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