Un impresario truffaldino con problemi di debiti raduna cinque comici della sua “scuderia” chiedendogli 100 mila lire a testa per esibirsi la sera dopo in un locale alla presenza di un inviato di “Drive In”.
Primo vero film di Gabriele Salvatores (dopo “Sogno di una notte di mezza estate”, trasposizione cinematografica dello spettacolo shakespeariano messo in scena a Milano al suo Teatro dell’Elfo); in esso si ritrovano i semi di tutta la prima parte della carriera del regista napoletano-milanese, dall’amicizia virile al malinconico disincanto di chi sospetta di partire già sconfitto, passando per l’ironia di fondo che qui è irrorata dai frizzanti dialoghi di Gino e Michele. Domina la scena il piccolo e irrefrenabile Paolo Rossi, in una delle sue rare esperienze al cinema, che più di altri coglie l’insopprimibile vena giullaresca dell’aspirante comico di professione e il suo essere, sia per natura che per necessità, costantemente sopra le righe (si vedano le memorabili scene con il cliente della prostituta – impersonato da Salvatores stesso – e con il poliziotto Giovanni Storti). Film estivo e nottambulo per definizione, semplice e gradevole come un lungo bicchiere d’acqua. Lunga galleria di “saranno famosi”: il calvo Claudio Bisio, il napoletano imbranato Silvio Orlando, il siciliano Antonio Catania, il rude Bebo Storti, l’allampanato Gigio Alberti. Ci sono anche Diego Abatantuono non accreditato e il toscano David Riondino, bibitaro filosofo dello “sgurz”.

Voto: 7- 

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