Le cose vanno finalmente bene a Gotham City: la mafia ha abbassato la cresta e Batman ha trovato un ottimo alleato in Harvey Dent, il nuovo procuratore distrettuale che ama la sua vecchia fiamma Rachel. Ma sono in arrivo spiacevoli novità.
Il sesto capitolo della saga di Batman (il seguito di “Batman Begins”, dunque il secondo stando alla cronologia narrativa) ha già stracciato tutti gli storici record del box office americano, mettendosi davanti a pietre miliari del cinema e del costume USA. Senza dubbio hanno giocato un ruolo importante le note vicende di cronaca, ma c’è dell’altro; e l’altro è che “Il cavaliere oscuro” è, semplicemente, il miglior superhero-movie di tutti i tempi. Prima annotazione: se la dimensione psicologica del genere deve per forza di cose condurre ad un supremo vis-à-vis tra Bene e Male, con obbligatoria e conclusiva resa dei conti, ciò che è più importante è la meticolosa costruzione dei giocatori in campo, in modo che il valore assoluto dello scontro finale sia ancora più alto; e poiché Batman è Batman e modificarlo è difficile, bisogna concentrarsi sugli altri. Sulla valutazione di Heath Ledger pesa molto la componente emotiva, e non si può essere neutrali nel giudicare l’ultima prova di un attore morto a 28 anni per overdose di psicofarmaci; ma la congenita malvagità del suo Joker (per coglierne la profondità è essenziale e rivelatore l’aneddoto di Alfred sul ladro birmano di pietre preziose), superiore a memoria d’uomo a qualsiasi altro cattivo cinematografico, ha eguali solo nell’Anton Chigurh di Javier Bardem in “Non è un paese per vecchi”. Si rimane agghiacciati al cospetto della sua camminata sghemba all’uscita dall’ospedale, mentre armeggia col telecomando. Un altro grande pregio del secondo Batman di C.N. è l’aver aumentato la schiera dei “buoni”, dando ulteriore spessore al ritrovato Gary Oldman e producendosi, nel personaggio di Aaron Eckhart, in un testacoda da applausi che rivela la bontà da scrittori dei fratelli Nolan (compreso quel geniaccio di Jonathan). Christopher, invece, ha imparato la lezione di Michael Mann: arrivare ad un tacito e soddisfacente compromesso tra le esigenze della produzione e il richiamo della propria classe, che esplode – letteralmente – nelle sequenze d’azione montate in modo eccelso, scandite da alternati di durata inverosimile che rendono fulmineo un blockbuster di oltre due ore e mezzo (altra novità). Un film così rivaluta anche “Batman Begins”, forse tecnicista e monotematico ma fondamentale antipasto per questo grande capolavoro del cinema commerciale. Doppiaggio: il Joker Adriano Giannini all’altezza del babbo; Claudio Santamaria dovrebbe invece abbandonare il cinema, in ogni sua forma.

Voto: 8

Trivia
(Matt Damon era la prima scelta di Christopher Nolan per il ruolo di Harvey Dent, ma l’attore rifiutò. Per il ruolo del Joker, invece, prima che fosse scelto Ledger si erano fatti avanti Robin Williams, Paul Bettany e Adrien Brody)
(Primo film della saga di Batman a non avere la parola “Batman” nel titolo)
(Per meglio immedesimarsi nel Joker, comprenderne la psicologia e modificare così il suo aspetto e la sua voce, Ledger visse da solo per un mese in una camera d’albergo)
(Ha battuto diversi record d’incasso nella storia del cinema USA, tra cui: il miglior primo giorno (66,4 milioni di dollari, battuto “Spiderman 3”); il miglior primo weekend (158 milioni di dollari, battuto ancora “Spiderman 3”); minor numero di giorni per raggiungere quota 200 (5 giorni), 300 (10 giorni) e 400 milioni di dollari (appena 18 giorni; battuto “Shrek 3”, che ce ne aveva messi 43).
(Attualmente al primo posto nella classica top 250 di imdb.com, con la clamorosa media-voto di 9,3)

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