Le cose non sono andate come da programma: i diamanti ci sono ma fuori dalla banca c’era già la polizia ad aspettare i sei “reservoir dogs”. Chi ha fatto la soffiata? E’ uno della banda?
Opera prima del 29enne di Knoxville Quentin Tarantino, commesso di videoteca a Los Angeles che nel 1992 si fece uomo con quest’arditissima scomposizione del noir classico (con forti debiti verso l’eccelso “Rapina a mano armata” di Kubrick per lo scardimento del principio della narrazione secondo l’ordine cronologico), dando vita a un film di e per soli uomini ambientato in massima parte in un capannone. Recitazione sopra le righe di cinque grandi (e alcuni misconosciuti) attori (Tierney, Buscemi, Roth, Keitel e il povero Chris Penn) più il folle Michael Madsen che a Tarantino dovrebbe quantomeno devolvere mezza eredità. Alcuni devoti giurano che sia il miglior film di QT, il più genuino e il meno compiaciuto nell’esibizione di una violenza che già dal film successivo si sarebbe fatta più laccata e plastificata, a sottolinearne la dimensione sardonicamente ludica. La stessa scena della tortura, pur terribile, viene più suggerita che mostrata, e si conclude, quasi per acclamazione, con la brutale uccisione dell’aguzzino ad opera del “buono” di turno; una visione del mondo che si farà sempre più sfumata e meno prevedibile nei film successivi. Come gestione degli spazi Tarantino avrà modo di migliorare negli anni (giungendo forse al capolavoro dei quaranta minuti di meraviglioso nulla nella bettola di “Death Proof”). Prodotto anche grazie ai soldi di Harvey Keitel. Colonna sonora proverbiale.

Voto: 7,5

Trivia
(Tarantino cercò invano di arruolare James Woods nel ruolo di mr. Orange)
(La parola “fuck” e le sue declinazioni vengono pronunciate per 272 volte)
(L’utilizzo dei colori per i nomi in codice è una citazione de “Il colpo della metropolitana”, 1974, con Walter Matthau)
(In una scena tagliata visibile sul DVD, Eddie parla con mr. Orange di un’infermiera afroamericana di nome Bonnie, un personaggio che comparirà poi nel capitolo conclusivo di “Pulp Fiction”)
(Michael Madsen interpreta il personaggio di Vic Vega, fratello – secondo Tarantino – del Vincent Vega impersonato da John Travolta in “Pulp Fiction”)
(Durante la scena del taglio dell’orecchio, Michael Madsen fu inizialmente messo a disagio dalla frase che Kirk Baltz recita (“Ho un bambino piccolo”). Madsen, che era diventato padre da poco tempo, ebbe difficoltà a recitare quella scena. Su alcune copie del DVD, non appena Baltz finisce la frase, si può sentire una voce in sottofondo che dice “Oh, no, no…”: è la voce di Michael Madsen, avverso nel girare la scena)
(Samuel L. Jackson fece un provino per il ruolo di mr. Orange; non fu preso, ma Tarantino rimase talmente impressionato da lui da offrirgli una parte in “Pulp Fiction”)
(Madonna gradì il film ma ebbe qualcosa da ridire sull’interpretazione che mr. Brown dà del testo di “Like a Virgin”, tanto da spedirgli una copia dell’album “Erotica” con la seguente dedica: “To Quentin. It’s not about dick, it’s about love. Madonna”)
(Una prima versione della sceneggiatura prevedeva, al posto di “Little Green Bag” di George Baker Select, il brano “Money” dei Pink Floyd)

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