La bionda Betty vince una gara di jitterbug e spicca il volo verso Hollywood, sognando di diventare una stella. Incontra la mora Rita, che ha perso la memoria dopo un incidente d’auto capitatole in Mulholland Drive.
“Morire, dormire, sognare forse. Ma qui é l’ostacolo che ci trattiene: perché in quel sonno della morte quali sogni possan venire, quando noi ci siamo sbarazzati di questo groviglio mortale: é la remora, questa, che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti” (William Shakespeare, Amleto). La parte illuminata del genio di David Lynch abbaglia in questo capolavoro irripetibile come il più perfetto dei sogni. In quanto abbagliante, è anche molto chiaro: di una chiarezza cristallina, si direbbe, se rapportata alle cerebrali dipanazioni che precedevano (“Strade perdute”) e seguiranno (“INLAND EMPIRE”). Narrativamente diviso in due, con la prima parte introdotta da un paio di essenziali inquadrature iniziali, raggiunge magistralmente il climax nella scena al Club Silencio per scollinare verso un epilogo in cui, mai come ora, Lynch rappresenta con sincera emozione la passione, la follia, il dramma. Osservare i particolari e ripercorrere con la mente, a ritroso, tutta la prima parte è gioco tutt’altro che intellettuale, ma aggiunge forza e aumenta la partecipazione al lento falling down della fin lì sconosciuta Naomi Watts, di bravura devastante nei suoi primi piani su cui il regista getta le fondamenta della sua opera più memorabile. La chiave di volta è il momento del “no hay banda”, le parole magiche che spezzano l’incantesimo, in cui Lynch ripone senza troppi giri di parole i segreti del giocattolo (basta una chiave in una serratura per passare da sogno a realtà) già suggeriti dalla doppia precedente mise en abîme (l’attimo di suspense quasi insostenibile, per il personaggio ma soprattutto per lo spettatore, aspettando la prima apparizione del Mostro; la straordinaria scena del provino).
Nessuno mai come questo Lynch ha saputo cogliere l’essenza pura del Sogno, malsano perché incontrollabile e senza freni, terrorizzante perché illogico, dal fascino sfuggente perché ricco di sconnessioni e pleonasmi, prodigioso flusso di coscienza arrestabile soltanto da un salvifico intervento esterno (un telefono che squilla, qualcuno che bussa alla porta). Nessuno mai saprà coglierlo in futuro.

Voto: 9+

Trivia
(Il film è dedicato a Jennifer Syme, assistente alla regia di David Lynch morta nel 2001 a 29 anni per un incidente stradale)
(Nel DVD Region 1, il film non è diviso in capitoli e non presenta la possibilità di selezionare le singole scene: questo per espressa volontà di Lynch, affinchè lo spettatore sia costretto a guardare il film per intero)

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