Il pittore Johan Borg arriva con la moglie Alma nella sua residenza estiva, su un’isola. Esplodono le paure, le incomunicabilità, le allucinazioni.
Film tra i più foschi e criptici di Ingmar Bergman, in cui è totale la devozione al Maestro dei suoi attori-feticcio (soprattutto von Sydow e la Ullmann, inappuntabili). Poco è chiaro e del resto l’oscurità è evidente sin dal titolo (“l’ora del lupo” è quella fase della notte poco prima dell’alba in cui gli incubi nascono e a volte si concretizzano), ma più della spiegazione contano gli sguardi, le ombre, i malumori di un vissuto macabramente infestato di spettri. La follia, il cupo ricordo della fanciullezza (il sogno di von Sydow è autobiografico e si rifà all’infanzia difficile del regista), il sesso come momento di disagio e avvicinamento alla morte sono temi sviluppati con scientifico distacco. Psicologicamente violentissimo.

Voto: 7,5

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