Il sassofonista Fred sospetta che sua moglie Renée lo tradisca; intanto qualcuno li riprende di nascosto lasciando le videocassette davanti alla porta di casa. A una festa, Fred incontra un inquietante sconosciuto che sostiene di essere l’autore delle riprese.
Come la scala impossibile di Penrose, come un quadro di Escher, “Strade perdute” si avvita su se stesso e in quest’architettura non si riesce a cogliere neanche una stilla di raziocinio. Una traccia c’è (Fred commette uxoricidio e, in attesa della pena capitale, sogna di vivere un’esistenza parallela in cui ottiene tutto ciò che non gli è stato possibile nella realtà), ma da qui a coglierla compiutamente ce ne passa. Formalmente è debordante come sempre (qui nell’audio ancor più che visivamente, dacché i suoni di Badalamenti si combinano alla perfezione con David Bowie, gli Smashing Pumpkins e insoliti picchi di rock duro con i Rammstein e Marylin Manson, presente anche in un turpe cammeo finale con il suo bassista Jeordie White), ma la forma mentis che renderà immortale il successivo “Mulholland Drive”, per quanto simile, qui annaspa in un lungo e cervellotico giro intellettuale sempre a un passo dal diventare circolo vizioso. Ed è comodo dire: lasciatevi trasportare dalle emozioni. Rimanga agli atti, comunque, il memorabile Mystery Man di Robert Blake, all’ultimo film in carriera.

Voto: 6

Trivia
(Le ultime tre cifre del numero di telefono di casa di Fred sono 6-6-6)
(In una recente intervista Lynch ha dichiarato che solo nel 2002 capì quale evento di cronaca gli ispirò inconsciamente questo film: il processo a O.J. Simpson)
(Mystery Man non sbatte mai le palpebre nelle scene in cui è inquadrato)
(Ultimo film per Jack Nance e Richard Pryor)

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