Alla vigilia delle nozze, un serioso paleontologo si fa stravolgere la vita da una ricca e viziata ragazza dell’upper class newyorkese. Succede di tutto.
Insuperato esempio di screwball comedy che a settant’anni di distanza non ha smarrito un’oncia di brio, ritmo, brillantezza, sagacia e intelligenza. I manuali e i libri di cinema lo citano tuttora come modello nei dialoghi (i clamorosi battibecchi overlapping tra Cary Grant e Katharine Hepburn che duellano a velocità tripla rispetto alla media dei suoi contemporanei, e non solo), nel passo forsennato, nello scrivere un nuovo e inedito capitolo della guerra dei sessi rovesciando il classico topos dei film d’avventura (la condizione di subalternità della donna rispetto all’uomo) e proponendo così un personaggio maschile infantile e totalmente inetto. Non che Susan Vance sia da meno: è una commedia in cui il cretinismo abbonda e assurge alle vette del sublime grazie a un testo deliziosamente nonsense che esalta il caos e lo glorifica a dimensione ideale per il divertimento tout court. Compatibilmente con l’epoca, proliferano le allusioni sessuali: l’irrefrenabile Hepburn è icona di sensualità come forse solo Marylin nelle commedie di Wilder o (ancora) Hawks. Perfetto esempio di cinema classico in cui ogni inquadratura è al servizio della narrazione, e ne anticipa gli sviluppi stilisticamente. Scandalosamente privo di nominations agli Oscar.

Voto: 8

Trivia
(Il film andò talmente male al botteghino che la RKO licenziò Howard Hawks. All’epoca, una delle cause con cui si provò a spiegare l’insuccesso del film era che tutti i personaggi principali erano troppo “svitati” per generare partecipazione nel pubblico)
(Prima commedia di Katharine Hepburn, che dovette imparare i tempi comici da Hawks e da altri attori di vaudeville impegnati nel film)
(Ad eccezione dei titoli di testa e di coda, non c’è colonna sonora)
(L’assenza di cautela con cui Katharine Hepburn si avvicinava al leopardo scatenò il panico sul set, tanto che più volte l’addestratore del leopardo dovette intervenire all’ultimo per evitare contatti pericolosi)
(Nel soggetto originale, Baby non era un leopardo ma una pantera)