Un giovane ateo e un vecchio credente incontrano, lungo il cammino che li porterà a Santiago di Compostela, vari personaggi e varie figure rappresentative della storia del Cristianesimo e dei movimenti eretici sviluppatisi attorno ad esso.
Questo magnifico film-saggio di Luis Bunuel, in cui – com’è scritto nel cartello finale – “tutto ciò che riguarda la religione cattolica e le eresie cui essa ha dato luogo è rigorosamente esatto”, ha un unico e importante difetto: si pone fin da subito come trattato di alta filosofia, ovviamente rimanendo nei binari del grottesco e magnificamente surreale tanto cari al regista; ma la sua memorabile e financo geniale carrellata su duemila anni di controversie etico-spirituali, svolta per impareggiabili accostamenti che spaziano dalle nozze di Cana al marchese de Sade, rimane percepibile solo parzialmente (quanti di noi, prima di questo film, avevano già sentito parlare di Priscilliano di Avila, vescovo eretico del IV secolo, la cui dottrina viene qui illustrata in latino ai fedeli?). Nell’impossibilità di cogliere ogni dettaglio, ogni riferimento, ogni minuziosa allusione, riconosciamone i valori universalmente noti: un portentoso trionfo del laicismo come fonte di curiosità intellettuale, che usando la ragione si cimenta con accademico equilibrio nel confronto tra la religione cattolica, per moltissimi secoli verità unica e incontrastabile, e i suoi “parenti poveri. Bunuel al suo film più ambizioso e meritorio.

Voto: 7

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