Un addetto alle pulizie del MIT, dall’infanzia difficile e dalla fedina penale già ben fornita, è un genio della matematica e si diverte nottetempo a risolvere complicatissimi teoremi.
Da un borderline come Gus van Sant uno dei più bei film “classici” dell’ultimo ventennio americano: edificante, placidamente prevedibile, sdolcinato finché si vuole, ma senza mai permettere che i buoni sentimenti si trasformino in melassa indigesta; a questo provvede – come tradizione insegna – un’impeccabile direzione degli attori, tra cui svettano un Robin Williams panciuto finalmente da Oscar dieci anni dopo l’Attimo Fuggente e la rivelazione Matt Damon che rivelò da subito di essere in grado di reggere il confronto. Chiariamolo a scanso di equivoci: non è un Van Sant in vacanza, non è un film girato con la mano sinistra per passare all’incasso; è invece un’opera perfettamente coerente con la sua poetica e il suo sistema d’analisi dell’adolescenza americana da bassifondi (qui siamo nella periferia sud di Boston), lucido e obiettivo senza mai scadere nella retorica o nella critica stereotipata (si vedano anche il successivo, simile e meno riuscito “Scoprendo Forrester” e soprattutto il capolavoro “Elephant”, ancora più memorabile perché mantiene la retta via pur immergendosi nell’orrore e sforzandosi di interpretarlo). Il punto di forza è nella scoppiettante sceneggiatura a quattro mani Ben Affleck-Matt Damon, nel 1998 ragazzotti di belle speranze che si trovarono improvvisamente su un palco a ritirare il (forse) unico Oscar delle loro vite; e da sceneggiatori. Minnie Driver merita la nomination all’Oscar solo per la strepitosa scena del bar in cui racconta la barzelletta dei vecchietti.

Voto: 7+

Trivia
(Gus Van Sant chiese ad un certo punto a Damon e Affleck di inserire in sceneggiatura una scena in cui il personaggio di Ben Affleck moriva in un incidente sul lavoro. Affleck e Damon rifiutarono e convinsero in seguito Van Sant che si trattava di una pessima idea)
(L’ultima frase di Robin Williams, “Che figlio di puttana, mi ha rubato la frase”, è improvvisata. Williams improvvisa anche la parte in cui racconta dei problemi intestinali di sua moglie, e forse è questo il motivo per cui Matt Damon ride così forte)
(Il nome del personaggio di Minnie Driver, Skylar, deriva da Skylar Satenstein, ex fidanzata di Matt Damon da cui si era appena separata all’inizio delle riprese. Damon si consolò successivamente proprio con Minnie Driver)
(Il dipinto nell’ufficio di Sean Maguire fu dipinto da Gus Van Sant)