A Tirana, due faccendieri italiani cercano un prestanome per nominarlo fittizio presidente della loro fabbrica di scarpe ed aggirare così il fisco. In un fatiscente ospizio trovano un vecchio smemorato.
Sullo sfondo della (freschissima) tragedia quotidiana degli albanesi che vedono “Lamerica” nell’illusoria Italia televisiva (presente nel film con emblematici frammenti da “Non è la RAI” e “OK il prezzo è giusto”), un grande film neorealista a cui manca un ette per diventare capolavoro contemporaneo. Come acutamente fatto osservare, Amelio ribalta lo schema classico di parlare del passato per riflettere sul presente; il 1991 è solo una traccia ma la narrazione rimanda ai tempi dell’emigrazione italiana, delle navi e delle valigie di cartone. In second’ordine è un film sulla xenofobia e sull’incubo di essere stranieri in un Paese che disprezziamo, soprattutto perché ci catapulta in una condizione che non abbiamo mai neanche voluto prendere in considerazione. La fame e la miseria rendono cattivi sia chi la subisce sia chi subisce gli affamati; perciò il significato di una scena come quella in cui Lo Verso (ottimo e credibilissimo “cattivo”) insulta gli albanesi impassibili alle sue richieste d’aiuto è molto più universale di quanto si possa credere. Il vecchio Spiro/Michele è Carmelo Di Mazzarelli, all’esordio cinematografico.

Voto: 7+

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