Wataru Hirayama ha una figlia in età da marito ma non vede di buon occhio la sua relazione con un giovane impiegato dell’azienda in cui lavora.
Primo film a colori del giapponese Yasujiro Ozu, cantore dell’armonia e dell’irenismo in tonalità squisitamente nipponiche, declinate in tutti i suoi film con un occhio di riguardo per gli ambienti familiari e un sentimento di serena nostalgia del passato che non preclude tuttavia la fiducia nel futuro (inteso anche come progresso della società e dei costumi). Narrativamente e tecnicamente racchiude tutte le componenti classiche del cinema di Ozu: una storia scarna e condotta a ritmi lenti, che volutamente aggira gli snodi cruciali del racconto (in questo caso il matrimonio di Setsuko e l’incontro riconciliatore del signor Hirayama con la figlia) per concentrarsi sui personaggi e sulle atmosfere; gli attori guardano spesso in macchina e aumentano la sensazione di artificialità. Il poema intonato da uno degli amici del protagonista dopo il banchetto nuziale riguarda l’addio di Kusunoki Masashighe, un guerriero che si batté per la causa imperiale e morì suicida dopo la battaglia di Minatogawa, 1336.

Voto: 7

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