Mollato dalla moglie, Felix ripara andando a vivere a casa del suo amico Oscar e scombussolandogli il ménage della sua vita da single.
Classicissimo che fa benissimo, “La strana coppia” è uno dei più alti (ma non il più alto, che per chi scrive rimane sempre “Prima pagina” di Billy Wilder) risultati del sodalizio Jack Lemmon-Walter Matthau; pochi pregi ma infallibili, come l’intesa tra i due protagonisti e la sceneggiatura di Neil Simon che rende epici e proverbiali due divorziati comuni producendosi in pagine di grande scrittura basate su semplici disquisizioni sul polpettone. Regia compita e diligente di Gene Saks, effimero direttore di commedie a fine anni ’60. La contrapposizione tra il Lemmon sensibile e maniaco dell’ordine e il Matthau burbero e cinicone rasenta le vette del sublime, comunque abbastanza da farne la miglior coppia comica del cinema americano del dopoguerra. Momenti di grande spasso: Jack Lemmon che tenta di stapparsi le orecchie facendo strani versacci e il dialogo a quattro con le due stralunate vicine di casa. Seguito trent’anni dopo da un evitabile remake con sceneggiatura sempre a firma di Neil Simon.

Voto: 7-

Trivia
(I nomi delle due vicine di casa inglesi, Cecily e Gwendolyn, sono una citazione da “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde)
(Nella commedia teatrale di Neil Simon il ruolo di Felix era interpretato da Art Carney, futuro vincitore di un Oscar nel 1974 per “Harry e Tonto”)

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