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Due vecchi ballerini di tip-tap, che avevano riscosso trent’anni prima un certo successo imitando Fred Astaire e Ginger Rogers, tornano ad esibirsi in uno scalcagnato varietà televisivo.
Il film più profetico di Federico Fellini nell’intuire ed anticipare l’impetuosa deriva dell’italico costume, riflessa nel grottesco gran bazar televisivo, che nel 1986 stava già iniziando a sublimarsi nella sbarluccicante vacuità della tv commerciale (il cui principale esponente sarà poi destinatario di un metaforico calcio nel sedere in una scena del suo ultimo film, “La voce della luna”). Scritto con Tonino Guerra, è un documentario di fantasia sul malinconico carrozzone in cui la vecchia immagine di “nani e ballerine” è tristemente presa alla lettera, in un crescendo in cui vanno a braccetto la volgarità e un’innocente inconsapevolezza: la deformità morale e intellettuale del piccolo schermo si sposa bene con le bizzarrie scenografiche (i manifesti pubblicitari), in una specie di “8 ½” al contrario in cui alla fine la fantasia creativa cede il passo al più mediocre dei baracconismi. La senilità di Fellini contribuisce ad aumentare il suo disprezzo verso la tv, a volte didascalico. Giulietta Masina, magnifica, trascina Mastroianni, nobiluomo anche da poveraccio. Grande squadra: Dante Ferretti alle scene, Nicola Piovani alle musiche, Danilo Donati ai costumi.

Voto: 7