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New York, 1985: un broker rampante entra nelle grazie di un gigante della speculazione finanziaria proponendogli la scalata alla piccola compagnia aerea in cui lavora suo padre, al fine di farla fallire pochi mesi dopo e intascarne la lauta liquidazione.
Uno dei più notevoli eppure imperfetti film mai fatti sul mondo della Borsa e dell’alta finanza in generale; impregnato di tecnicismi che si susseguono nella più classica delle frenesie stoniane, risulta però didascalico laddove cerca infruttuosamente di far spiegare concetti che, per i personaggi, si suppone non abbiano bisogno di ulteriori spiegazioni. Non è ancora lo Stone anabolizzato e casinista degli anni ’90; nonostante la materia, la messa in scena è cristallina e i personaggi sono ben definiti, ma manca lo scatto che riesca a elevare il film oltre la staccionata del morale e del politicamente corretto. La figura di Gordon Gekko, evocata nei primi venti minuti come il Gregory Arkadin degli yuppies, non ha nulla di romantico né di oggettivamente “mitico”, ma è assurta negli anni a dimensioni messianiche per il fatto di rappresentare compiutamente una proiezione degli Squali che infesteranno l’economia mondiale nei decenni successivi. Oliver Stone sapeva di cosa parlava: il film è dedicato a suo padre Louis, agente di borsa scomparso l’anno prima. Tante citazioni e aforismi illuminati: “Il guaio principale del denaro è che ti fa fare cose che non vorresti fare”. Martin Sheen surclassa il bamboleggiante figlio Charlie. Discutibile Oscar per Michael Douglas (doppiato in italiano da Giancarlo Giannini) e ingeneroso Razzie Award come peggior attrice non protagonista per Daryl Hannah.

Voto: 6,5

Trivia
(Il nome del personaggio di Hal Holbrook, il “saggio” dell’ufficio dove lavora Bud, è non a caso Lou, come il padre di Oliver Stone)
(Le prime due scelte di Stone per il ruolo di Gordon Gekko erano Richard Gere e Warren Beatty. Charlie Sheen preferì suo padre a Jack Lemmon per il ruolo di Carl Fox)

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