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Quasi adolescente, ormai arrivata in prima media, Dawn ha il problema di essere drammaticamente brutta. I genitori la ignorano, preferendole la più carina sorella minore; i compagni di classe la evitano, le compagne la odiano.
Lungometraggio d’esordio di Todd Solondz, subito premiato al Sundance come miglior film drammatico. Martin Scorsese disse una volta: “L’età dell’innocenza è il mio film più violento”; della stessa violenza è carico “Welcome to the dollhouse” (scemo e improbabile è il titolo italiano), che spoglia la cattiveria infantile da qualsiasi giustificazione pre-puberale e respinge al mittente ogni attenuante d’inconsapevolezza. Solondz guarda i bambini e vede nei loro occhi la fase embrionale delle meschinità degli adulti e lo stesso “razzismo”, ancora più inaccettabile perché spontaneo e non calcolato (“Voglio vederti mentre fai la cacca”, dice la bella al rospo). L’esperienza insegnerà che da Solondz non ci si possono aspettare parole di speranza; proprio la franchezza e la totale assenza di zucchero nel ritrarre l’inferno dell’adolescenza lo rendono un film didattico; una volta tanto, la frase “si consiglia la visione ai minori accompagnati da un adulto” può avere senso. Curiosità: Heather Matarazzo (vista due anni dopo ne “L’avvocato del diavolo”), il cui personaggio è tacciato più volte durante il film di essere lesbica, nella realtà lo è davvero: nel luglio 2008 ha reso pubblica la sua relazione con la sua compagna Carolyn Murphy.

Voto: 7+