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Padova: due disgraziati quarantenni – Antonio, rugbista in disarmo, e Willy detto Alain Delon, ex rappresentante di articoli da cancelleria ora disoccupato e piantato dalla moglie – cercano il colpo della vita rubando una preziosa reliquia di Sant’Antonio in occasione della festa patronale.

Il miglior film di Carlo Mazzacurati, il più risolto nel conciliare la dimensione saggistica sulle contraddizioni del provinciale Nord-Est e il piacere del cinema narrativo con venature quasi western. Privo di banalità e scorciatoie, ha la carta vincente nell’autenticità dei due protagonisti, nella loro paradigmatica sfiga senz’aggiunta di stereotipi televisivi ma costruiti drammaturgicamente come due classici losers all’americana: due poveri cristi, due teste di casso che basano la loro folle sfida al sistema e ai suoi simboli sulla constatazione di non avere nulla da perdere. Pertanto: è un film bellissimo, recitato bene, divertente, ironico, persino commovente, con belle musiche, regia briosa e trama avvincente e originale; al cinema è perciò stato un fiasco nell’Italia già da basso impero che si affacciava al Ventunesimo Secolo. Che la gente diserti in massa gioiellini come questo fa pensare, e fa nascere il sospetto che la crisi del cinema italiano non sia solo da imputare a registi e attori. Eccellente lavoro di mimesi e trasformazione del lecchese Antonio Albanese e del milanese Fabrizio Bentivoglio in due perfetti patavini; nella divertente pletora di personaggi secondari spiccano il rom di un irriconoscibile Toni Bertorelli e il Sant’Antonio di Marco Paolini.

Voto: 7,5

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