tu-mi-turbi
Primo episodio. Giuseppe e Maria, invitati fuori a cena, affidano per una sera il loro figlioletto Gesù al pastore Benigno. Tenue sponda per le torrenziali improvvisazioni di Benigni sulla religione e sulla Bibbia, geniali ma cinematograficamente esili. Scena cult: Benigno che cerca di immergere il piccolo Gesù in una tinozza, ma questi resiste in piedi sull’acqua. Nel ruolo della Madonna, esordio al cinema di Nicoletta Braschi.
Secondo episodio. Benigno ha smarrito il suo angelo custode, che gli comunica di volerlo lasciare per mettersi con l’Altissimo. Stessa falsariga del primo, battute (bonarie) sulla religione e sul mistero della fede. Una delle prostitute incontrate per strada da Benigno è Serena Grandi.
Terzo episodio. Benigno vuole comprare una casa e va in banca per chiedere un prestito di cento milioni. Il più farsesco, l’unico in cui il Signore è assente (o forse no: il direttore si chiama Diotaiuti), chiaramente ispirato alle gag mimiche e verbali di Totò, del quale Benigni è qui epigono scatenato. Il migliore dei quattro.
Quarto episodio. Due soldati sono di guardia alla fiamma del Milite Ignoto. Il più labile e stiracchiato, naif e surreale ma giammai volgare (come del resto tutto il film, senza l’ombra di una parolaccia), con la frase che dà il titolo al film. Musiche di Paolo Conte, tra cui la celeberrima “Via con me”.

Voto: 6