in-bruges
Al suo primo lavoro (l’assassinio di un prete), il killer Ray uccide per sbaglio anche un bambino. Per espiare e far calmare le acque, viene mandato a Bruges insieme a Ken, l’uomo che ne aveva sponsorizzato l’ingaggio al temibile boss Harry Waters.
Esordio al lungometraggio di 38enne londinese Martin McDonagh, ultimo esponente della nouvelle vague britannica che si sta facendo le ossa con la destrutturazione del gangster-movie (altri esponenti: Guy Ritchie, ex consorte di Madonna ma già famoso per “Lock & Stock” e “Snatch”; Paul McGuigan, autore di “Gangster n. 1” e “Slevin”). Come i suoi fratelli maggiori, è un film originale, inconsueto e assai brillante: punta programmaticamente sulla commistione di generi, sull’autoreferenzialità (“Non fare la stupida, questo è il duello finale!”, così Harry liquida la padrona del bed&breakfast che suggerisce di risolvere la questione in modo meno cinematografico), sulla cinefilia fine a se stessa (citazione colta: “A Venezia… un dicembre rosso shocking”) o riutilizzata a scopi stilistico-narrativi (ci si trovano Tarantino, i Coen di “Crocevia della morte” e un omaggio finale abbastanza gratuito a “Carlito’s Way”). Col tempo potrebbe diventare una delle più esemplari icone del postmoderno, col suo mix indefinito di codici e generi che rende dura la vita a chi vuole classificarlo (come ad esempio i giurati del Golden Globe, che nonostante tutto l’hanno inserito nella categoria “comedy-musical”); ad oggi è un gran bel gangster-movie che si compiace della propria intelligenza, con dialoghi ottimi e a volte splendidi (“Il purgatorio è un po’ una via di mezzo: non hai fatto del tutto schifo ma non sei stato neanche un granché. Come il Tottenham”). Memorabile entrata in scena di Ralph Fiennes; Colin Farrell, sempre più sosia di George Clooney, non è mai stato così credibile; Clémence Poésy (già vista in “Harry Potter e il calice di fuoco”) è di sconcertante bellezza.

Voto: 7+

Trivia
(Nella versione originale la parola “fuck” e i suoi derivati vengono pronunciati 126 volte, alla media di 1,18 volte al minuto)
(Il film è ricco di riferimenti a Hyeronimus Bosch, alla surreale presenza del nano al “Giudizio Universale” che Ken e Ray osservano al museo Groeninge)

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