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San Francisco: impeccabile maestrina di giorno (insegna a parlare ai bambini sordi), Theresa, sessualmente repressa, inizia a frequentare di notte i bar malfamati della città.
Dall’omonimo romanzo di Judith Rossner, una delle opere più controverse di Richard Brooks (che apportò al testo originale poche ma significative variazioni) e uno dei film più putridi, sgradevoli e perturbanti del cinema americano anni ’70. Colpisce ancora oggi (figurarsi all’epoca, quando uscì vietato ai minori di 18 anni) lo sguardo cinico e documentaristico mantenuto da Brooks, scevro da ogni partecipazione e alla larga da ogni possibile tentativo di rassicurazione. La sua forte ambiguità di fondo (chi è sotto accusa? Le conquiste in materia di libertà sociale, lavorativa e sessuale ottenute dalle donne nel decennio precedente, e le loro degenerazioni? Oppure l’insopprimibile alienazione indotta dalla metropoli contemporanea, anch’essa comunque frutto bacato del progresso e della sindrome da giungla urbana, in preveggente anticipo sul reaganismo?) lo rende irrisolto, tuttavia agghiacciante e ammirevole proprio per il coraggio di affondare la lama fino al fondo della piaga. Nell’anno del trionfo alleniano di “Annie Hall”, Diane Keaton offrì anche quest’altra interpretazione da applausi; la nomination andò alla non protagonista Tuesday Weld, ma anche il gigolò schizzato di Richard Gere (doppiato da Giancarlo Giannini) non si dimentica facilmente. Memorabilia: i sogni/incubi a occhi aperti della protagonista e l’allucinante finale blu.

Voto: 7,5

Trivia
(Theresa (Diane Keaton) legge “Il Padrino” al Goodbar quando si avvicina Richard Gere, che fa un complimento ad Al Pacino, del quale Diane Keaton è moglie nel film tratto dal libro)