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Un garzone di Mumbai è arrivato alla domanda finale di “Chi vuol essere milionario”: in palio 20 milioni di rupie. Come ha fatto?
Incuriositi dagli eventi (quel pazzo scatenato di Danny Boyle alla conquista dell’America! Questo film ha vinto meno di 24 ore fa ben quattro Golden Globes, e mica noccioline: film, regia, sceneggiatura e colonna sonora), siamo andati a vedere “The Millionaire”, sul quale è opinione diffusa definirlo il grande favorito ai prossimi Oscar. Bene: se così fosse – e proprio nell’anno in cui il Paese che li ospita parrebbe aver fatto politicamente un grande salto di qualità – sarebbe un errore imperdonabile, che riporterebbe la gloriosa storia dell’Academy ai tempi bui del micidiale trittico Forrest Gump-Braveheart-Il paziente inglese. “The Millionaire” è la caricatura di un film, calcolata con precisione industriale per incantare le platee occidentali come un prestigiatore coi suoi serpenti. Tutto è fasullo: la componente esotica (tra l’altro recentemente e tristemente tornata agli onori della cronaca), l’infanzia difficile, l’ottimismo alla Frank Capra, la parabola del “pezzente milionario” che alla fine della fiera conquista l’amore e soprattutto la grana (e conviene sempre mettere qualcosa da parte con questa crisi, signora mia!). Chi esalta la sceneggiatura di Simon Beaufoy (tratta da un romanzo di Vikas Swarup) farebbe bene a riguardarsi gli ultimi venti minuti, contenenti più buchi della difesa del Milan: da Latika ritrovata puntualmente in meno di cinque minuti in mezzo a una metropoli di venti milioni di abitanti alla prevedibile “final question” sui Tre Moschettieri, dalla drammatizzazione della “telefonata a casa” (anche i telespettatori occasionali del quiz sanno che la chiamata viene effettuata in regia e viene passata in diretta solo dopo l’eventuale risposta) al disarmante motivo per cui Jamal decide di rispondere “Aramis” (“Perché sì”. Presto, un Oscar a questo genio). E’ altamente probabile che Boyle abbia vinto la lotteria con questa sua seconda trasferta a Oriente (la prima provocò il disastroso “The Beach”); e, così come il primo premio della lotteria, è un successo piovuto dal cielo senz’alcun merito. Qualcuno ha scritto: un inno alla vita sotto forma di fiammeggiante melodramma bollywoodiano; perbacco, è la prima volta che si sente qualcuno parlare bene di Bollywood. Pessimo doppiaggio italiano che appiattisce tutto annullando le differenze tra inglese e hindi.

Voto: 5=

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