il-dubbio
1964: la preside di un istituto cattolico sospetta che il parroco abbia avuto rapporti sessuali con un ragazzino di colore. Non riesce a provarlo.
Seconda regia (a 18 anni di distanza dal suo esordio, “Joe contro il vulcano”) del 58enne drammaturgo newyorkese John Patrick Shanley, già Oscar vent’anni fa per la sceneggiatura di “Stregata dalla luna” e baciato recentemente da un grande successo teatrale (con tanto di Pulitzer e Tony) per questo “Dubbio”, arrivato anche in Italia con Stefano Accorsi e Lucilla Morlacchi nel ruolo dei due protagonisti. Le ferree regole dello star-system hanno imposto anche l’adattamento cinematografico, diretto dallo stesso Shanley con inventiva da carpentiere polacco; la traduzione è pedissequa e si fregia solamente di interpreti sopraffini, su cui svetta una Meryl Streep al di là del bene e del male. Naturalmente ben scritto (apprezzabile soprattutto il finale, per come riesce ad essere ugualmente drammatico mantenendosi in contemplazione invece che improvvisare una soluzione dell’intreccio con estemporanei dii ex machina), teatralissimo specialmente nella seconda parte, ha scarsa verve e le stesse dispute, dal vivo appassionanti, perdono molta della loro vivacità se private della fisicità degli attori sul palco. Film esclusivamente di attori, come se ne facevano negli anni ’80; premiando il cast con una pioggia di nominations, l’Academy, bontà sua, ha dimostrato ancora di gradire film del genere.

Voto: 6+

Trivia
(Natalie Portman ha rifiutato il ruolo di suor James)
(Viola Davis nominata all’Oscar dopo essere apparsa in appena due scene, di cui la seconda dura soli 10 secondi)

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