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1977: per riconquistare la fama perduta e tentare di rilanciarsi sulla scena politica, l’ex presidente degli Usa Richard Nixon accetta di farsi intervistare in quattro sedute dall’anchorman David Frost, ritenendo che questi sia per lui un tenero avversario.
Dall’omonimo dramma teatrale di Peter Morgan, ispirato alle famose interviste di David Frost che nel 1977 andarono in onda sulla tv americana e segnarono il definitivo capolinea della carriera politica di Nixon. Non è necessario conoscere tutte le pieghe dello scandalo Watergate e le ombre della presidenza di “Tricky Dick” (anche se una visione preliminare di “Tutti gli uomini del presidente” può aiutare e non guasta) per poter apprezzare questo bell’inno al buon giornalismo e alla corretta informazione (e quanto ne avremmo bisogno oggi), diretto con mano ferma e professionale da Ron Howard. Se la messa in scena e la descrizione dei personaggi sono tutto sommato ordinarie e si attengono allo standard attualmente vigente nel cinema americano medio (caratteristica del resto tipicamente howardiana: si pensi alla classica costruzione del personaggio di Frost, attraverso le fasi “presentazione generale senza tacerne i punti deboli”, “primo momento critico”, “slancio di coraggio”, “fase di difficoltà” e “trionfo finale”), e anche Morgan ha scritto di meglio (ad esempio il copione di “The Queen” di Frears), l’opera è ugualmente appassionante su più livelli: perché è Storia ampiamente documentata dai filmati d’epoca (alcuni dei quali disponibili su Youtube), perché rappresenta un formidabile esempio di ciò che è possibile ottenere quando si è dalla parte del giusto (“Dite sempre la verità, è anche più facile da ricordare” non è solo una frase da cioccolatini), perché coglie insomma l’essenza della forma di Duello più decisiva e influenzante dei nostri tempi, quello televisivo (le interviste sono state impropriamente accostate alle riprese di un match di pugilato, ma sarebbe più giusto paragonare a qualcosa tipo finali NBA, che si svolgono in più gare in giorni diversi). Molto ben girate le scene delle interviste, anche se il resto della regia è mediocre. Michael Sheen (troppe smorfie) e Frank Langella (eccellente) portano sul grande schermo gli stessi ruoli interpretati a teatro.

Voto: 7-

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