milk
Vita, successo politico e morte di Harvey Bernard Milk, primo consigliere comunale gay della storia di San Francisco, ucciso insieme al sindaco George Moscone dall’ex consigliere Dan White.
Il primo vero film biografico di Gus van Sant (troppo fittizio “Last Days”, ispirato agli ultimi giorni di Kurt Cobain) ha come protagonista un eroe civile, per raccontare il quale anche il vecchio Gus ha sposato la tradizionale linea agiografica dei film di questo genere (e infatti agli Oscar hanno subito drizzato le antenne). “Milk” conferma la tendenza generale di un 2008 senza capolavori, improntato ad una diffusa medietà che ha contagiato anche i cosiddetti autori (van Sant e Fincher, per tacere di Boyle). Si affonderà dunque con tutte le gambe nella banalità di una recensione costretta a ripetere i soliti tre positivi concetti sul biopic da manuale del biopic: sul corretto ripercorrere delle tappe fondamentali degli anni ’70 di Harvey Milk e nell’alternarne la dimensione pubblica e privata; sull’interpretazione-monstre di Sean Penn, che dopo essere stato impeccabile stupratore (“Dead Man Walking”) e Down (“Mi chiamo Sam”) s’inventa icona-gay più vera del vero; sugli emozionanti titoli di coda che mostrano le foto autentiche dei personaggi, e i loro destini dopo il 1978. Grande montaggio di Elliott Graham. Film “necessario” nell’itinerario cinematografico di van Sant, come “Lenny” per Bob Fosse. Il 7 è automatico, quasi un riflesso incondizionato, e non molto sentito.

Voto: 7

Trivia
(Matt Damon aveva inizialmente accettato la parte di Dan White, ma dovette rifiutare per impegni presi precedentemente)
(Insospettabilmente, uno dei politici a spendersi maggiormente contro la Proposizione 6 fu Ronald Reagan, futuro presidente repubblicano degli USA)
(Molte delle foto sui titoli di coda sono state scattate dal vero Daniel Nicoletta, il fotografo interpretato da Lucas Grabeel nel film)