incontri-ravvicinati-del-terzo-tipo
La vita di un elettricista del Wyoming viene sconvolta dal casuale avvistamento di un Unidentified Flying Object. Contemporaneamente, da qualche parte, il governo degli Stati Uniti – aiutato da un ufologo francese – sta lavorando per decifrare alcuni misteriosi segnali di provenienza extraterrestre.
Dalla classificazione operata dall’astrofisico americano Josef Allen Hynek: si ha un incontro ravvicinato del terzo tipo quando è possibile osservare – e dunque incontrare –  gli occupanti di un oggetto volante non identificato. Uscito nell’anno di “Guerre Stellari”, è il quarto film di Steven Spielberg a due anni di distanza dal successo planetario de “Lo squalo”. Fantascienza tra le più belle e popolari di sempre, per chi scrive superiore persino a “E.T.” per l’esattezza con cui inventa e racconta un argomento più che immaginario, mescolando in maniera mirabile il rigore della razionalità scientifica (l’attività degli ufologi e degli studiosi è riportata fedelmente per la prima volta nella storia del genere, con una serietà che diventerà modello per i suoi successori) e la magia dell’ignoto, con la consueta (ma all’epoca ancora inedita) predilezione per chi è bambino (il piccolo Barry) e per chi da tale si comporta per tenere vivo un sogno (il “folle” Roy). “Io la invidio”, dice lo scienziato Truffaut a Dreyfuss che sta per imbarcarsi sull’astronave: è la frase che riassume la filosofia di un sognatore di talento che si è sempre divertito a far rivivere l’esistito e figurarsi l’impossibile; il presente non gli è mai interessato e, se anche per assurdo un giorno incontrasse gli alieni, non ce lo verrebbe a raccontare. Non esente, comunque, dalle tipiche gigantistiche lungaggini spielberghiane; era proprio necessaria, ad esempio, la comparsa finale del pupazzetto rambaldiano che fa correre all’intero film il serio rischio di spezzare il filo sottile che tiene vivo l’incantesimo della credulità? Memorabile il “dialogo” musicale tra terrestri ed extraterrestri.

Voto: 7,5

Trivia
(Le cinque note la-si-sol-sol-re con cui gli scienziati comunicano con l’UFO sono le stesse adoperate da James Bond in “007 Moonraker – Operazione spazio” (1967) come codice per entrare in un laboratorio a Venezia)
(La sceneggiatura originale era stata scritta da Paul Schrader, ma i profondi cambiamenti apportati da Spielberg lo indussero a togliere il proprio nome dai titoli di coda)
(La reazione prima stupita e poi gioiosa del piccolo Cary Guffey (che interpreta Barry) fu provocata da Spielberg travestendo due membri della troupe rispettivamente da clown e da gorilla, facendoli sbucare davanti al bambino e facendo poi loro togliere la maschera)
(Il personaggio di Claude Lacombe è ispirato al vero ufologo francese Jacques Vallée)
(Primo e unico film americano di François Truffaut)

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