the-wrestler
La vecchiaia di Randy “the Ram” Robinson, ex lottatore di wrestling di un certo prestigio negli anni ’80, ora rimasto solo, con una figlia che lo odia e con un infarto sul groppone.
Il miglior film di Darren Aronofsky, distante anni-luce dalle porcherie sfornate negli ultimi dieci anni, finalmente a suo agio con una materia narrativa che può sopportarne gli eccessi stilistici: il tipico cinema “urlato” del regista si trasferisce al contenuto, dacché il wrestling è per definizione una sbarluccicante e compiaciuta baracconata con una sua dignità virile (Aronofsky non manca di ricordarlo ad ogni piè sospinto soffermandosi sui trucchi del mestiere – la lametta sotto la fasciatura – e sui dialoghi pre-match tra i presunti rivali; pure, i combattimenti sono inscenati in modo realistico e la violenza è davvero ben dissimulata). In questa specie di “Toro scatenato” trent’anni dopo, la parte del Leone (in senso quasi letterale) è tutta di uno straordinario Mickey Rourke, mattatore assoluto che arricchisce mirabilmente col suo sterminato bagaglio personale il disegno della sceneggiatura. La maturazione di Aronofsky passa anche – finalmente! – da un nuovo sentimento di pietas con cui si accosta alle sorti dei suoi personaggi, altre volte impudentemente martoriati (si pensi al vergognoso finale di “Requiem for a dream”) per intollerabili finalità sensazionalistiche. Raramente una belva ferita e mai doma ha avuto migliori trasposizioni cinematografiche rispetto a questa; ottimo finale. Addirittura Leone d’Oro a Venezia 2008.

Voto: 7

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