the-international
L’agente inglese Louis Salinger, in forza all’Interpol, vuole a tutti i costi sgominare l’organizzazione a delinquere che si nasconde dietro la rispettabile facciata della IBBC, una banca internazionale sospettata tra le altre cose di traffico d’armi con il Medio Oriente. Ad aiutarlo nel suo arduo compito c’è Eleanor Whitman, assistente del procuratore distrettuale di Manhattan.
Lo spy-movie ai tempi della crisi: The International si attesta sui non eccitantissimi binari di una rispettabile medietà, mantenuta grossomodo in tutte e due le ore di durata (con un’unica eccezione: le grand-guignolesche scariche di mitraglietta al Museo Guggenheim), adattando i classici stereotipi del genere all’attualità socio-politica: così il ruolo dell’ineffabile Spectre è stato preso da una tentacolare Banca Mondiale con sede a Lussemburgo, di cui poco è chiaro e pochissimo lo diventerà. Il crisis-movie che – prendendo coscienza dello stato dei fatti – è il primo film commerciale hollywoodiano a mettere nel mirino l’alta finanza, accusandola di essere il nuovo tiranno planetario, si snoda come molti suoi contemporanei in un dedalo di spostamenti, città, quartieri generali ed eminenze grigie all’insegna del “follow the money”; ma per ricreare l’atmosfera paranoica con cui si vorrebbe rendere omaggio ai thriller nixoniani degli anni ’70 non bastano la barba lunga e problematica di Clive Owen né la pleonastica partecipazione (poco) straordinaria di una Naomi Watts in libera uscita dopo il parto. E’ evidente l’intenzione di far uscire la materia del racconto dalle pagine della finzione per farla diventare a buon diritto spunto di discussione reale; quel che manca è il carisma autoriale, senza cui tutto si riduce al solito flipper iperattivo. La sceneggiatura del giovane californiano Eric Warren Singer, per quanto caotica e poco propensa alla riflessione, ha però il pregio di concludersi in modo forte e impopolare, facendo di Louis Salinger un eroe solitario e ancora più indifeso, alla maniera di Robert Redford ne I tre giorni del condor. Nel cast multi-nazionale, tra il vecchio Armin Mueller-Stahl e il danese Ulrich Thomsen (visto qualche tempo fa ne Le mele di Adamo), doverosa citazione per Luca Barbareschi nel ruolo di Umberto Calvini, politico italiano con ambizioni da primo ministro, a capo di un partito di nome “Futuro Italiano” (notare le iniziali).

(pubblicato su www.doppioschermo.it)

Voto: 6=

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