fortapasc
Come Giancarlo Siani, giovane cronista precario del Mattino, indagando su scambi di voti e favori (sotto forma di appalti) tra la camorra e il comune di Torre Annunziata, fu ucciso dai clan Gionta e Nuvoletta il 23 settembre 1985.
Fatta la tara all’alto valore morale di “Fortapàsc” – che fa luce sulla piccola storia nera tutta partenopea (e come tale, poco sentita dal resto del Paese; cfr. “Che tempo che fa – Speciale Roberto Saviano” di qualche giorno fa) di un giornalista morto ammazzato –, siamo alle prese con un esempio di cinema civile sommamente classico, per nulla rivoluzionario, imperniato narrativamente su schemi ampiamente abusati: il finale viene anticipato nella prima scena, il cui valore emozionale è esaltato dalla scelta di noti brani musicali (qui “Ogni volta” di Vasco); parallalelamente alla sua attività sul campo si dà spazio alle vicende sentimentali del protagonista, lo si rende simpatico, si presentano in carrellata i “cattivi” senza tratteggiarli troppo psicologicamente, infine si procede con tono opportunamente grave all’avvicinamento verso l’epilogo. Molte affinità con “Il muro di gomma” (1991), anche quello scritto insieme ad Andrea Purgatori: a Risi jr. stanno a cuore le cause perse dell’Uomo Comune contro i mulini a vento. Libero De Rienzo, sempre bravissimo, fa aumentare il rimpianto di vederlo così poco sullo schermo; tra i personaggi di contorno sempre graffiante Ernesto Mahieux; come fossero partecipazioni obbligate, quote azionarie per i “gomorriani” Gianfelice Imparato e Salvatore Cantalupo. Non sembra esistere un Napoli-Verona risolto da un gol di Maradona all’80’, che è la partita della radiocronaca che fa da sfondo alla sequenza del massacro. Dedicato a Dino Risi.

Voto: 6+

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