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A Milano Matteo, laureato in Matematica impiegato a tempo determinato nel reparto marketing di una ditta di comunicazione, sogna di fare carriera e incrocia quasi casualmente una doppia relazione con la sua rampante vicedirettrice e la sua nuova coinquilina.
A differenza dei personaggi che racconta, immersi nel precariato, “Generazione 1000 euro” non è mai realmente a rischio di diventare un vero film; sembra essere stato scritto in un pomeriggio, girato in un weekend, montato e girato direttamente alla tivù, tanto che ci si stupisce a vederlo proiettato su uno schermo tanto grande. Diretto da Massimo Venier, regista dal solido passato televisivo e collaboratore abituale di Aldo Giovanni & Giacomo, è semplicemente irrilevante nel suo qualunquismo programmatico per cui i giovani sono giovani e tutto gli si perdona, compreso lo sconfortato lassismo dei trentenni (giovani? A 30 anni? Ma che è?) bamboccioni da Playstation; ma di chi è davvero la colpa se alla fine del film il protagonista decide di rimanere nel suo pulcioso appartamento milanese buttando all’aria la possibilità di trovarsi un lavoro e rifarsi una vita a Barcellona? Nota di demerito per l’inconsistenza delle motivazioni che portano il belloccio di turno a limonarsi prima la bionda e poi la mora. L’infausta dimensione del “carino” è confinata in qualche guizzo del non insopportabile “nongio” Francesco Mandelli (comunque parente povero dell’immenso Libero De Rienzo di “Santa Maradona”) e nella verve di Valentina Lodovini; Paolo Villaggio sembra Babbo Natale. Alessandro Tiberi, una specie di Claudio Santamaria di provincia, è scarsissimo e ci auguriamo di non vederlo più protagonista di alcunché se non del proprio filmino delle vacanze a Ostia.

Voto: 5-