questione-di-cuore

Vicini di posto letto in un reparto rianimazione, lo sceneggiatore Alberto e il meccanico Angelo fanno amicizia e cercano di darsi una mano anche fuori dall’ospedale.
Nono film di Francesca Archibugi, a due anni di distanza dal pessimo “Lezioni di volo”; il ritorno alla familiare e rassicurante dimensione romana giova anche alla regista, più a suo agio specialmente nel disegno di personaggi a lei più congeniali (Alberto è davvero ben riuscito e dimostra la padronanza della Archibugi con ambienti a lei affini; a proposito, non elegantissimo il cantarsela e suonarsela mettendo in scena i cammei di attori e registi famosi, tra cui Verdone che non rinuncia al suo spettacolino). C’è del brio, e scritto bene, almeno finchè ci si limita ai dialoghi e alle caratterizzazioni. Quanto ai difetti, ve n’è a bizzeffe: una sceneggiatura insoluta che si barcamena tra commedia e dramma fino a smarrire la rotta nel finale cercando di salvare capra e cavoli; la solita piattezza registica che fa supporre che i nostri cineasti non impieghino molto tempo nella scelta dell’inquadratura; banalità e ritritaggini assortite sulla vita di coppia e sulla malattia. Ottimo l’affiatamento tra Albanese – ormai attore a tutto tondo che ha raggiunto la definitiva consacrazione – e un Rossi Stuart con la sordina.

Voto: 6


Vicini di posto letto in un reparto rianimazione, lo sceneggiatore Alberto e il meccanico Angelo fanno amicizia e cercano di darsi una mano anche fuori dall’ospedale.
Nono film di Francesca Archibugi, a due anni di distanza dal pessimo “Lezioni di volo”; il ritorno alla familiare e rassicurante dimensione romana giova anche alla regista, più a suo agio specialmente nel disegno di personaggi a lei più congeniali (Alberto è davvero ben riuscito e dimostra la padronanza della Archibugi con ambienti a lei affini; a proposito, non elegantissimo il cantarsela e suonarsela mettendo in scena i cammei di attori e registi famosi, tra cui Verdone che non rinuncia al suo spettacolino). C’è del brio, e scritto bene, almeno finchè ci si limita ai dialoghi e alle caratterizzazioni. Quanto ai difetti, ve n’è a bizzeffe: una sceneggiatura insoluta che si barcamena tra commedia e dramma fino a smarrire la rotta nel finale cercando di salvare capra e cavoli; la solita piattezza registica che fa supporre che i nostri cineasti non impieghino molto tempo nella scelta dell’inquadratura; banalità e ritritaggini assortite sulla vita di coppia e sulla malattia. Ottimo l’affiatamento tra Albanese – ormai attore a tutto tondo che ha raggiunto la definitiva consacrazione – e un Rossi Stuart con la sordina.