Rocknrolla

Londra, al giorno d’oggi: Lenny Cole, un criminale della “vecchia guardia” che ha in pugno tutta la città, si mette in affari con un magnate russo che vuole investire nel mattone (prezzo da versare: sette milioni di sterline), mentre una banda di delinquentelli entra inconsapevolmente nel gioco derubando i cassieri del russo; c’è di mezzo anche una rockstar tossica, figliastro di Cole, che si ritrova in casa il quadro portafortuna che il russo aveva temporaneamente prestato al suo socio. E ancora…
Ritorno alle origini per Guy Ritchie, a undici anni dall’ottimo Lock & Stock (che resta tuttora il suo film migliore) e a pochi mesi dal divorzio con Madonna, che nel 2002 fu corresponsabile di uno dei più rumorosi flop dell’ultimo decennio americano, con quella solenne vaccata che era il remake di “Travolti dal destino…” della Wertmuller; diretto da Guy Ritchie, e il cerchio si chiude. “Rocknrolla” non regge il confronto con “L&S” e al massimo se la può giocare con “Snatch”, che era più rumoroso e incasinato ma anche più costruito e insincero e faceva rimpiangere le avventure metropolitan-zingaresche dei protagonisti del film capostipite. Per buona parte della pellicola si ha davanti un film insulso, prigioniero della propria forma, assai risaputo per quanto riguarda il versante poliziesco della trama e anche discretamente monotono, venendo meno il marchio di fabbrica dei precedenti lavori ritchiani, cioè le situazioni ideali per innescare il suo notevole humour nero (qui uno dei pochi momenti brillanti della lunga prima parte è il momento in cui Bob rivela a One-Two di essere omosessuale, e il conseguente disgusto di questi; sai le risate). Facendo appello ai precedenti e con largo uso di citazioni (da Trainspotting – il dialogo sottotitolato per la musica troppo alta – a Pulp Fiction – il quadro del quale non conosciamo il soggetto – agli stessi altri film di Ritchie, dai quali è mutuato il bel montaggio ultra-ellittico – la scena di sesso tra Butler e Thandie Newton), il tiro si riaggiusta in vista dell’ormai classica reunion finale e via discorrendo. Rimane senz’altro valida l’affermazione che vuole Ritchie ottimo disegnatore di personaggi, anche se qui abbondano i macchiettoni (errori di scrittura che colpiscono anche i grandi come Tom Wilkinson); il problema è che a lungo andare rimangono solo quelli, semplici contenitori all’interno dei quali vi è una storia di nullo interesse. Forte il sospetto che Ritchie non sappia andare oltre la poetica videoclippara a metà tra la “old dirty London” e il suo lato più cool; altri due film così e si renderà insopportabile.

(pubblicato su www.doppioschermo.it)

Voto: 5,5

Trivia
(La scena di sesso tra Butler e Thandie Newton è stata montata in quel modo così originale perché il giorno delle riprese Butler aveva una fastidiosa infezione alla gola e Thandie Newton si era rifiutata di baciarlo)
(Primo film di una trilogia secondo Guy Ritchie, che ha già annunciato la realizzazione – peraltro annunciata nel finale – del seguito, “The Real Rocknrolla”)

(La scena di sesso tra Butler e Thandie Newton è stata montata in quel modo così originale perché il giorno delle riprese Butler aveva una fastidiosa infezione alla gola e Thandie Newton si era rifiutata di baciarlo)
(Primo film di una trilogia secondo Guy Ritchie, che ha già annunciato la realizzazione – peraltro annunciata nel finale – del seguito, “The Real Rocknrolla”)