Il dittatore dello stato libero di Bananas
Scottato da una delusione d’amore, un inetto newyorkese vola nel Bananas, uno staterello dell’America Latina dov’è appena avvenuto un golpe e si sta preparando una rivoluzione.
Dopo il successo dello strepitoso “Prendi i soldi e scappa”, l’obbligatorio ritorno di Woody Allen sul luogo del delitto (la commedia demenzial-surreale con sketch di purezza finissima) non poteva essere per forza di cose all’altezza del precedente. “Bananas”, per quanto munito di momenti folgoranti (le scene ambientate a New York, la sequenza del processo, il finto spot delle sigarette “New Testament”), non ne ha il passo forsennato né il metodico ordine del caos creativo, perciò si limita ad essere nella seconda parte ordinaria e raffazzonata amministrazione (ne è spia la cortissima durata, appena un’ora e diciotto minuti). Cammeo di Sylvester Stallone nel ruolo di uno dei due molestatori del métro. Già vista in “Prendi i soldi e scappa”, dopo un’ultima apparizione in “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso…”, Louise Lasser verrà sostituita nel film successivo (“Il dormiglione”) da Diane Keaton; e sarà tutta un’altra cosa.

Voto: 6,5

Trivia
(Howard Cosell, mitico commentatore sportivo anni ’70, telecronista di molti grandi match di pugilato, improvvisò la maggior parte delle sue battute)
(A una domanda sul motivo per cui il film si intitolasse “Bananas”, Woody Allen rispose: “Perché non si vedono mai banane”)

(Howard Cosell, mitico commentatore sportivo anni ’70, telecronista di molti grandi match di pugilato, improvvisò la maggior parte delle sue battute)
(A una domanda sul motivo per cui il film si intitolasse “Bananas”, Woody Allen rispose: “Perché non si vedono mai banane”)