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Il ritorno al cinema di guerra del bosniaco Danis Tanovic, premio Oscar nel 2001 con “No man’s land” come miglior film straniero, avviene secondo modalità consuete e familiari, dacché nel genere davvero non c’è più niente da inventare: i temi del ritorno a casa, della cieca brutalità del conflitto, dell’orrore senza fondo a cui non riescono a sottrarsi neanche i “buoni” (medici, reporters, ecc.) sono stati talmente saccheggiati negli anni che il criterio di valutazione di un film del genere deve basarsi necessariamente non sul “cosa”, ma sul “come”. L’orrore coppoliano di Tanovic e dei due protagonisti, dei quali sembra di notare una certa affinità con la coppia Sam Waterston-John Malkovich di “Urla del silenzio” di Roland Joffé (1984, ambientato in Cambogia), è espresso senza compiaciuti arzigogoli registici, senza effettacci di pessimo gusto e senza presuntuose metafore, ma invece con una scrittura pulita e precisa, di sostanza, attraversata anche dal classico black humour balcanico di Tanovic, che solo di rado sfiora il didascalico con l’entrata in scena dello psichiatra spagnolo Christopher Lee (a proposito: perchè parla in inglese con la nipote Paz Vega?). Il film è insospettabilmente bellissimo e ce se ne accorge a poco a poco, apprezzando la grande considerazione che Tanovic riserva ai suoi personaggi (e di conseguenza ai suoi attori) e ai dialoghi largamente superiori alla media, che fanno uscire dal film dalla nicchia dei war-movies (cosa che non è, mai) per elevarlo ad autentico dramma post-bellico con abissi di profondità non indegni, che so, del “Cacciatore” (cui giocoforza si ispira nell’affrontare la problematica del “reduce”, sia esso un soldato o un fotografo; che è peggio, perchè è disarmato). Brilla Colin Farrell, ma la parte migliore spetta al dottore Branko Djuric, sodale di Tanovic già presente in “No man’s land”. Del tutto calzante la sentenza finale di Platone, che fa da epigrafe al film: “Solo i morti hanno visto la fine della guerra”. Umile Tanovic: sa benissimo che, sull’argomento, cinquecentomila film sul tema non potrebbero essere più asciutti e definitivi di questa frase.

Voto: 7,5

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