Nashville
A Nashville, Tennessee, in occasione delle primarie del Partito Repubblicano, è di scena una rassegna di musica country che porta in città varia umanità: musicisti, avventurieri, impresari, hippies, politicanti.
Il primo vero capolavoro di Robert Altman; un film che ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema americano, rivoluzionandone la poetica in rapporto alle quotidiane storie di “anti-eroi” e inventando a sua volta un genere per pochi eletti, il film corale con cast foltissimi (qui ventiquattro personaggi) in cui nessuno è protagonista e contemporaneamente tutti lo sono un po’. Uscisse oggi, un film spiazzante e in un certo senso provocatorio come “Nashville”, incasserebbe probabilmente due lire (sempre ammesso che uscisse); negli anni ’70 fu invece una folgorazione per il suo modo di conquistarsi silenziosamente l’attenzione e la sensibilità altrui senza mai essere compiacente o risaputo (quanta differenza con molti film odierni, imbottiti di personaggi di poche battute quasi sempre inesorabilmente ridotti a macchiette); la sua anti-spettacolarità documentaristica, già evidente dall’ambientazione (l’ostica Nashville, capitale di un Tennessee che Altman non tratta certamente con affetto) e dal contesto (le primarie del partito repubblicano e il festival di musica country che si svolge in parallelo), è acuita dall’assenza di storie portanti, di un filone narrativo che duri per tutte le due ore e mezza di pellicola, di characters riconoscibili per cui simpatizzare; l’occhio di Altman è clinico e possiede il cinismo del grande fotografo nel catturare in pochi istanti la (dis)umanità dell’americano wasp contemporaneo. Le storie sono esili ma mai semplici; in ognuna si vedono o almeno s’intravedono la disperazione, l’inadeguatezza e lo stordimento dell’uomo comune di fronte al trambusto moderno senza significato. Scene-clou: Keith Carradine che incanta quattro donne contemporaneamente (ognuna ignora l’esistenza delle altre tre) suonando alla chitarra “I’m easy” premiata con l’Oscar; il mirabile – e terribile – finale sulle note di “It don’t worry me”.

Voto: 8

Trivia
(Agli attori fu lasciato grande spazio all’improvvisazione: usarono la sceneggiatura originale solo come guida e ognuno compose la canzone che avrebbe dovuto cantare nel film)