Due ragazzi in libertà vigilata, dopo aver ricevuto in carcere una vaga informazione su una cassaforte custodita da un agricoltore in Kansas, lì si dirigono. Ma non c’è alcuna cassaforte, e senz’alcun motivo i due uccidono l’intera famiglia. Arrestati dopo una lunga fuga, vengono condannati a morte.Dal controverso romanzo di Truman Capote, che ne segnò il punto più alto della sua produzione ma anche la fine della carriera artistica, un film duro e rigorosissimo di uno dei registi americani più sottovalutati degli anni ’60 e ’70. Senz’alcuna concessione allo spettacolo o alla retorica, senz’alcuna carità pelosa nei confronti dei due assassini né alcuna invettiva giustizialista, è una lucidissima e disturbante discesa agli inferi nascosti in ognuno di noi, viaggio alle origini della Banalità del Male che si rassegna all’inspiegabilità della ferocia più brutale, solo in parte motivata da traumi infantili inseriti nel racconto, comunque, in tono tutt’altro che assolutorio. Il mélange di rumori e musiche (di Quincy Jones, nominate agli Oscar) aumenta la sensazione di malsanità. Dialoghi memorabili e qualche lungaggine “preparativa” nella prima parte. Dei due attori protagonisti, resta impressa la performance di Robert Blake.

Voto: 7+

Trivia
(Per garantire al film la maggior autenticità possibile, Brooks decise di girare nella vera tenuta della famiglia Clutter e nella vera aula di tribunale in cui si svolse il processo. Anche sei dei 12 giurati del film erano i veri giurati del processo)(Primo film americano “mainstream” in cui viene pronunciata la parola “bullshit”)

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