Quarto film di Mel Brooks, il suo capolavoro. Umanamente e disumanamente, come si può mai parlar male di “Frankenstein Junior”? Da quasi quarant’anni è cult indiscusso, ha provocato amore a prima vista in generazioni di spettatori, ha un ritmo infallibile e una trama di ferro. Di più: è uno dei pochi e felici film comici in possesso della prodigiosa qualità di far ridere ogni volta di più, in un’esponenziale escalation potenzialmente infinita. Prendiamo a esempio la famosa scena del passaggio segreto, “Rimetta a posto la candela” per intenderci: una situazione in fin dei conti media, che diventa esilarante e finanche leggendaria nella nostra coazione a ripetere la visione del film. Persino un mediocre bisticcio come “lupo ululà, castello ululì” (o “where wolf?/therewolf” nella versione originale), alla lunga, suscita buonumore. Pellicola di straordinaria eleganza e irrefrenabile buffoneria, due qualità che si fondono mirabilmente nel numero di “Puttin’ on the Ritz” che è insieme omaggio al cinema dell’età d’oro e climax comico di un’opera assolutamente autosufficiente. I cinefili potranno divertirsi a cogliere le citazioni e i rimandi alla Hollywood degli anni ’30 e ai film di James Whale. Teri Garr deliziosa, Cloris Leachman impagabilmente befana nell’immortale ruolo di Frau Blucher, il Gene Wilder migliore di sempre. Caldamente consigliabile la versione originale, per apprezzare al meglio i motteggi e i giochi di parole di Igor, e tutto quanto il resto.

Voto: 8-

Trivia
(Nella scena iniziale, l’orologio batte tredici rintocchi)
(Ai Golden Globes, Cloris Leachman fu candidata come miglior attrice protagonista per un film comico, mentre Madeline Kahn come miglior attrice non protagonista, anche se la Kahn compare per più minuti della Leachman)
(Sul set furono riutilizzati diversi oggetti già adoperati da James Whale nel suo “Frankenstein” del 1931, e collocati nell’esatta posizione in cui comparivano nell’originale)

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