In un villaggio del Missouri Ree deve tenere in piedi una famiglia a 17 anni: la madre è malata, il padre è uno spacciatore di anfetamine, gli altri due figli sono ancora troppo piccoli. Per evitare che vengano confiscati i terreni attorno alla loro casa, si mette alla ricerca del genitore scomparso da qualche giorno.Dall’omonimo romanzo di Daniel Woodrell.
Secondo lungometraggio della statunitense Debra Granik, anch’esso con la parola “bone” nel titolo (il primo, del 2004, si intitolava “Down to the Bone”). Western insolito con forti debiti ai classici del genere e anche ad altro (fanno pensare a “La morte corre sul fiume”, immortale e misconosciuto capolavoro di Charles Laughton), in cui i fili della vicenda sono mossi quasi sempre da donne. Classico prodotto da Sundance Film Festival (dov’è stato premiato col Gran Premio della Giuria) nel suo perlustrare le pieghe più nauseabonde dell’America dimenticata o nascosta. Sebbene sembri incredibile, sono Stati Uniti anche le lande inospitali dell’altopiano di Ozark. Piccolo e indipendente che più non si può, dalla scrittura a tratti incerta e dagli attori semi-sconosciuti adattissimi per una nomination all’Oscar, cui sono giunti John Hawkes e la rivelazione Jennifer Lawrence: un personaggio che conferma la nuova tendenza americana delle eroine adolescenti (da Juno al personaggio di Hailee Steinfeld nel recentissimo “True Grit” dei Coen). Ovviamente inopportuna la traduzione italiana (“Un gelido inverno”), vagamente shakespeariana.

Voto: 6,5

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