Il misterioso Vaughan studia il rapporto tra incidenti d’auto e sessualità, proponendo ai suoi adepti, più o meno volontari, esperimenti e  “un nuovo modo di vedere le cose”.Dal romanzo omonimo di James G. Ballard, uno dei film più estremi e radicali di David Cronenberg, che presuppone nello spettatore l’accettazione a priori di trovarsi in un mondo parallelo in cui le abituali pulsioni del regista canadese (la morte, la diversità fisica e biologica, le deviazioni – qui non solo mentali ma anche letterali, come una brusca sterzata di volante) si abbinano all’universo senza spazio e senza tempo del testo originale, cui il regista aderisce più o meno fedelmente. Il risultato è un film – per forza di cose, verrebbe da dire – meccanico, asettico e programmaticamente sgradevole, ricco di dettagli anatomici, cicatrici ed ematomi ma privo di emozioni e di sensazioni che non siano distruttivamente sessuali e (quindi) funebri. Probabilmente era proprio questo l’intento di Cronenberg: celebrare con il proprio inarrivabile pessimismo la morte dello spirito per celebrare il Trionfo della carne e delle lamiere, in un coraggioso ma inerte esempio di fantascienza contemporanea. Prigioniero di una smisurata ambizione, il film si aliena progressivamente la comprensione e l’interesse dello spettatore, avvitandosi in una lunga serie di scene che non hanno volutamente alcuno scopo, al di là del valore strettamente meta-cinematografico (il voyeurismo e il concorso di colpa del pubblico stesso nel banalizzare il sesso e impoverirlo, guardandolo con distacco e quasi con noia). Premio Speciale della Giuria a Cannes 1996 “per l’originalità e l’audacia”.

Voto: 5