Terminata malamente una carriera da produttore televisivo, Joachim si è rifatto una vita in America mettendosi a capo di una compagnia di ballerine di burlesque, con cui torna in Francia promettendo loro fama, successo e un’ambitissima tappa parigina, nella città dove il nostro uomo ha lasciato amici, nemici, figli, amanti e rimpianti. Peccato che, a un passo dalla capitale, Joachim riceva da un amico la cattiva notizia che lo spettacolo salti…Esordio alla regia dell’attore Mathieu Amalric, già ammirato nel bellissimo Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel (2007). Non possiamo dire lo stesso di lui dietro la macchina da presa. Il film ci sembra irrilevante e sopravvalutatissimo come solo i francesi sanno fare, tanto da attribuirgli addirittura il premio come miglior regia al Festival di Cannes dell’anno scorso: un riconoscimento ottenuto forse anche sulla scia del fenomeno-burlesque, sdoganato ormai dappertutto e “onorato” anche da Hollywood con un dimenticabilissimo film con Christina Aguilera. Tornando a Tournée, è un non-film che si snoda appunto in non-luoghi (strade, bar, locali e anonimi alberghi), secondo un consunto schema da road-movie che vorrebbe essere bizzarro, provocante e provocatorio, ma affonda le sue idee di anticonformismo in una scrittura convenzionale e déjà-vue (la lite col vecchio produttore, l’incontro col figlio, il finale “amoroso”: scene già vecchie appena nate). La gioia di vivere e l’allegria che vorrebbe comunicare rimangono pesantemente piantate sulla carta della sceneggiatura, rimpiazzate dalla malinconia e da un vago senso di angoscia, mentre il personaggio principale non riesce a sviluppare la minima sintonia con lo spettatore che, invece di apprezzarne lo spirito libero, rileva con antipatia la sua incapacità a stabilire legami di alcun genere. L’unico punto realmente a suo favore è la genuinità e freschezza del corpo di ballo (notevolissima l’esecuzione live di “I will” dei Radiohead nella hall di un albergo), tra cui figurano anche vere artiste del genere come Dirty Martini e la californiana Mimi Le Meaux. Un prodotto trascurabile che non riesce ad andare al di là di pochi guizzi (la scena notturna con la commessa), vieppiù penalizzato da un pessimo doppiaggio italiano che fa esprimere tutte le ballerine in un inaudibile anglo-italiano alla Stanlio e Ollio anche quando dialogano tranquillamente tra di loro (e si presume debbano parlare in inglese, come succede nella versione originale)..

Voto: 5