Alunni di un esclusivo college inglese che non consente fughe all’esterno, tre ragazzi vivono un’adolescenza limitata ma tutto sommato felice, finché scoprono il segreto delle loro vite: sono dei cloni umani creati in laboratorio per donare i propri organi agli umani malati. Riusciranno a scampare o quanto meno ad allontanare il loro triste destino?
Dal romanzo del nippo-britannico Kazuo Ishiguro, che già aveva regalato al cinema il materiale di partenza per un grande film come “Quel che resta del giorno” di James Ivory. “Non lasciarmi” (Never let me go) appartiene però a due o tre categorie in meno, pagando numerosi difetti: l’incertezza nello scegliere su che binario correre, rivelandosi alla fine un confuso fanta-dramma con poco sugo; uno stile piatto, inerte, decorativo, di cui è massimo responsabile il regista Mark Romanek; una scrittura blanda e senza scossoni che rende un cattivo omaggio al testo originale, allargando la catatonia naturale dei tre protagonisti all’ambiente che li circonda e al tono generale del film (qui la colpa è di Alex Garland, che già aveva apposto la propria firma su alcuni degli scivoloni più clamorosi di Danny Boyle, in primis “The Beach”). Il racconto di una lotta tra convenzioni sociali e istinto di sopravvivenza meritava maggior pathos e più passione, invece che questa lenta e avvilente mestizia che fa passare in secondo piano le qualità dell’opera, come una struttura figurativa di prim’ordine in cui si distinguono le scenografie di Mark Digby, premio Oscar per “The Millionaire”. Le mossette di Keira Knightley nulla possono contro la bella prova di Carey Mulligan, attesa da un futuro professionale ben più luminoso di quello del personaggio qui interpretato.

Voto: 5+

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