A New York il giovane Mike, studente di giurisprudenza a tempo perso, è un asso del Texas Hold’em, ma una bruciante sconfitta contro un bandito della mafia russa lo porta a chiudere col poker. Ma, com’è noto, è il poker che non ha chiuso con lui.
Piccolo urban thriller assurto negli anni al rango di cult-movie per il 99% dei giocatori mondiali di Texas Hold’em, la spettacolare variante americana del poker che in poco tempo è diventata il gioco di carte più praticato del pianeta. Nel 1998, specialmente in Italia, era noto a pochissimi, e questo spiega una certa ingenuità e didascalismo che oggi farebbero sorridere i puristi (come ad esempio il mancato utilizzo degli appropriati termini tecnici in inglese: il river è la “quinta carta”, “check” viene tradotto con il classico “parola”). La regia è di John Dahl, cineasta di medio-piccolo cabotaggio riciclatosi negli ultimi anni nel mondo dei serial televisivi; la sceneggiatura, mediocre, è firmata da Brian Koppelman e David Levien. “Il giocatore” (traduzione dostoevskiana dell’originale “Rounders”) conta qualcosa solo per l’appassionata rappresentazione del sottobosco pokeristico (ma guai a parlare di gioco d’azzardo), evidente negli omaggi al grande Johnny Chan o nel continuo e sperticato uso di citazioni (“Se nella prima mezz’ora al tavolo non capisci chi è il pollo, vuol dire che il pollo sei tu”, “La vita si gioca in un colpo solo, il resto è attesa”, ecc.). Un cast di alto livello in cui si distingue l’inusuale pacatezza di John Turturro, mentre il sommo John Malkovich cade nel macchiettone. Il poker è un gioco d’attesa e si possono aspettare anche anni: qualche settimana fa Erik Seidel, il giocatore sconfitto da Chan nella mano finale del Main Event delle World Series 1988 che Matt Damon rivede in continuazione, è diventato il pokerista ad aver vinto più soldi nella storia del Texas Hold’em dal vivo.

Voto: 5,5

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