Impiegato sul set della tremenda fiction “Il giovane Ratzinger”, René Ferretti pianta in asso la produzione dopo una crisi di coscienza. L’occasione del riscatto – e del tanto atteso approdo al cinema – gli arriva quando Sergio gli offre di girare l’adattamento del best-seller “La casta”, di cui ha incredibilmente ottenuto i diritti.Sinistramente preceduto dai molti flop di tutti i serial americani trasportati sul grande schermo (come “Sex & The City”, citato da Elio e le Storie Tese nella canzoncina finale), arriva al cinema “Boris – Il film”, prosecuzione e conclusione delle tre stagioni del miglior telefilm italiano perlomeno dell’ultimo decennio (e perciò invisibile sulle reti generaliste). I difetti sono noti e sono i soliti per un’operazione di questo tipo: abituato a distanze più brevi, di 20-25 minuti, Boris annaspa col fiato corto; la sceneggiatura affastella gag e situazioni comiche, preoccupandosi principalmente di far ridere e poi guardare con occhio critico al desolante cinema italiano contemporaneo. I fan del telefilm non potranno comunque che apprezzare il feroce sarcasmo e l’acidità da commedia nera (la scena del funerale), ben evidente nella mediocrità che contraddistingue ogni personaggio nessuno escluso, senza strizzare l’occhio allo spettatore dandogli l’appiglio di una speranza, di un qualcuno a cui aggrapparsi. Chi non ha mai visto neanche un fotogramma di “Boris”, invece, può tranquillamente starsene alla larga, dacchè il film non aggiunge altro alla serie, riproponendone un po’ conigliescamente ma comprensibilmente i tormentoni (standing ovation per il mitologico Martellone) e lo stile tutto. Arma “da tajo” (perdonateci il romanesco) e specchio del Paese, e lo dimostrano le sale semi-deserte un po’ in tutta Italia.

Voto: 6,5